Dal Capitolo2

Flussi argentei irruppero nelle due donne… arcobaleni dorati dipinti d’incenso profumato… e poi immagini tempestose come cavalli in battaglia sormontati da nubi biancastre e cavalieri di luce… montagne a picco su mari agitati e onde ventose con spume variopinte di neve… uccelli come albatros infiniti o condor dal volo sicuro su altissimi picchi di montagne incantate… sogni di angeli tentatori o demoni maliziosi… pianeti diroccati, lune esplose… soli infuocati… tutto magicamente unito! Scale verso la terra e sotto aurore di luce come bocche di caverne sommerse… e poi ancora aliti di inni senza tempo cantati nelle recondite sfere celesti… tutto magicamente unito! Via lontano nel primitivo volto della natura, nelle foglie di rugiada mattutina… sentieri sommersi da cammini già trascorsi… veli di donne svelate al canto dell’usignolo, cavalieri vestiti con l’odore del crepuscolo… tutto magicamente unito… respiri di un corpo mentre l’Anima percorre se stessa… nei mondi dai colori più svariati, nella sua creazione fantastica, nell’universo dipinto con la mano di una galassia, nel cuore affranto di mari divisi da terre incolte… tutto magicamente unito… e i verdi melograni su per i monti o i papaveri delle distese infinite di terre tinte di rosso… laghi insormontabili… praterie verdastre… tutto magicamente unito… tutto come sogno….tutto come pensiero… come un quadro da dipingere, una musica da comporre, un respiro immenso… .sì…. profondamente… tutto magicamente unito…

 

Dal Capitolo 4

Passò qualche minuto legato con le braccia al tronco legnoso e ruvido di quell’albero il quale gli asciugò le lacrime attraverso la sua corteccia. In quel frangente di tempo, una mano gli si posò su una spalla. Nell’estasi di quell’immersione la sentì appena.

«Hai bisogno di qualcosa bel giovane?» gli chiese una voce dal dolce timbro, soave ma decisa.

Lui si voltò. Vide un vecchio di profilo che guardava oltre, senza fissarlo, col un fluente mantello blu notte che scorreva sino alle sue ginocchia oltre le quali un paio di pantaloni bordeaux e di scarpe nere completavano il suo vestiario.

«Vi ringrazio dell’apprensione ma nessuno può risolvere il mio dolore!» rispose Danska mentre il vecchio volgeva il suo sguardo verso di lui. Aveva il volto segnato dal tempo, ma la distensione con la quale lo osservava lo rapì. I suoi capelli ricci, i suoi occhi neri, il suo accennato sorriso, emanavano un’energia diversa, una coscienza superiore delle cose.

«Solo la tua volontà può farlo.» rispose il vecchio mentre toglieva la mano dalla sua spalla per coprirsi il collo col suo mantello.

«Volontà? A cosa serve oramai se gli altri hanno distrutto tutto!».

«La volontà serve a modificare la virtualità. A fare i miracoli. Chi sarebbero questi altri di cui parli?».

«Gli uomini.»

«Tutti insieme?».

«Beh, no. Alcuni, non tutti.»

«Forse coloro che hanno avuto più volontà degli altri.»

«Sicuramente sì. Ma loro hanno i mezzi!».

«Quali mezzi?».

«I mezzi per decidere la direzione della vita degli altri e della propria.»

«Sei sicuro di non averli pure tu questi mezzi? Ne sei proprio certo?».

Danska lo guardò senza rispondere. Percepì un qualcosa di lui che lo rendeva sicuro. Una strana forza d’azione che lo scuoteva nel profondo. Eppur aveva detto solo due parole, brevi ma intense, attraverso le quali era andato dritto verso il bersaglio.

 

 

Dal Capitolo 6

La caverna si sgretolò. La roccia divenne trasparente e pian piano la coscienza si allargò… sempre di più… inglobando tutte le terre attorno… arrivando sino al mare, all’oceano… in un unico grande respiro… assorbendo le terre oltre confine e poi il mondo intero. Ancora di più. Oltre. Oltre i confini del sistema solare… impregnando le galassie del suo profumo… sino ai confini più reconditi dell’universo… Tutto era contemporaneamente in tutte le parti… onda quantica… il suo corpo come immagine del Tutto. Oltre c’era il nulla… il non gioco… la non esistenza. Nulla. Completamente nulla. Quell’unico grande respiro era terminato… attimo d’eternità… attimo di sospensione. Poi l’espirazione. L’onda si contrasse su di sé, questa volta portandosi appresso tutto… le galassie… e divenendo sempre più piccola… i mondi…e rimpicciolendosi… le terre… il mare… e riassestandosi… gli alberi… le mille creazioni. Tutto dentro di sé. Lentamente. Molto lentamente. Sempre più piccola… sino a diventare un puntino infinitesimale con tutto l’universo dentro… ancora attimi d’eternità… senza spazio… senza tempo… senza energia… attese…

 

Dal Capitolo 2

Oramai la vecchia aveva quattro carte a disposizione per divinare e le dispose a croce facendo attenzione a porre la prima a sinistra, la seconda a destra, la terza in alto e la quarta in basso.

I quattro Arcani erano lì, pronti per essere svelati e dare nuove panoramiche rispetto al giro di carte precedente.

La carta in posizione uno fu la prima a essere interpretata.

«Ebbene» cominciò donna Virginia «vediamo ciò che tu hai a favore, chi è dalla tua parte e chi ti aiuterà nel tuo percorso.»

Anche questa volta l’ansia di Selene per un responso era alle stelle. Tutto poteva confermare ciò che precedentemente era stato detto. Ma c’era anche la possibilità che in precedenza le carte si fossero sbagliate e che, in fondo, nella sua vita tutto sarebbe continuato come prima. Forse, nel profondo del suo cuore, lei desiderava questo. Ancora giovane in età, poteva cullarsi nella calma di una vita da vivere in spensieratezza e quasi giocandoci sopra. Come chi, non ancora pronto ad accettare la verità completa e senza inganno, tenta di non guardarsi troppo dentro, così Selene sperava ancora di vivere la sua vita quietamente, lasciando che sentieri troppo scoscesi non arrivassero mai alla sua casa. Ma aveva la sensazione che un destino forte stesse di lì a poco per materializzarsi nella sua vita e che le carte, in quel momento, avessero visto giusto.

Lasciò loro l’ultima sentenza.

Dal Capitolo3

Frastuoni di macchine in corsa. Motori sfreccianti. Clacson a tutto volume. Musica sfrenata in movimento. Rumori metallici. Puzza da chiudersi il naso. Senza respiro. Senza passo. Su panchine svuotate. Arriva l’autobus. Linea numero sei. Studenti verso casa. Marea di uomini senza fine né mezzo. Porte sbattenti. Senza portinaio. Vetri automatici. Attenzione a non invadere la corsia. È linea bianca. Striscia continua. Passaggio per pedoni. Chiavi penzolanti. Carceri ovunque. Luci rosse lampeggianti. Semafori verdi. Faccia attenzione signora. Semplice passante. Nella camminata di una donna per strada. Bellezza delle bellezze. Trasformata in macchina. Donne diventate uomini. Uomini diventati donne. Camicie penzolanti. Cravatte arruffate. Di corsa. Si sbrighi. È tardi. Lo sarà sempre. Acqua puzzolente. Fiori appassiti. Cemento ovunque. Nella testa. Nel mondo. Mescolare e indurire. Lingue. Animi. Stranieri odiosi. Velocità sorpassate. Starnuti soffocati. Fazzoletti per terra. Alberi abbattuti. Giovincelli frenetici. Nessun problema. Qualche goccia sintetica e si va. Discoteche da sballo. Minigonne da urlo. Ancora panchine vuote. È presto. Si farà l’amore più tardi. Di sera o nella notte fonda. Plastiche artificiali. Telefoni in ogni luogo. La gente parla da sola. No. Ha l’auricolare dentro la testa. Fa nulla. È come se parlasse da sola. Dov’è il mondo. Ma come! Il sabato si esce al pub. Cos’è un pub? Un luogo dove si mangia. E le radici e le bacche? Roba d’altri tempi. Nelle foreste pluviali. Ora si è in civiltà. Con lo stomaco bruciato. Sintesi di laboratorio. C’è l’ospedale a pochi passi. Sirene super veloci. Corrono corrono via. Corpi che muoiono. Lo avevano scelto loro. La vita. La morte. La tv diverte. La sera non si esce. Cambia canale che mi annoio. Vado nell’altra stanza. Ci si diverte ancora. Ridere davanti a un aggeggio. Che cosa vuoi che c’entrino i laghi incantati. Qui siamo nella civiltà. Ognuno con l’antenna sopra. Dovunque vai sei sempre qui. Dietro un tubo di scappamento. Dai che è verde. Cosa fa lei! Dorme? Ancora rumori assordanti. Cieli persi. Alberi caduti. Vetri in vibrazione. Tutto ha un prezzo. L’acqua non è nostra. Bisogna comprarla. L’abbiamo voluto noi. Ma non lo sappiamo. Il cibo viene da lontano. L’ascensore lo porterà su. Terra calpestata da rulli e grano mescolato. Cadaveri in scatoletta. Questa sera si cena. Forchette dorate. Alberghi lussuosi. Tende dipinte. Frutta solo in un quadro appeso alla parete. Ortaggi senza terra. Pesci nel mare di tavola. Bisogna festeggiare. Amori mai vissuti. Fuochi mai arsi. Sparati in cielo. È festa. Una grande festa. Fuori. Dentro tutto tace. Persone consumate. Poi buttate via. Ovunque. Nei pub. Nei ristoranti. Nelle sale da ballo. Nella disco. Come oggetti oramai vecchi. Discariche puzzolenti. Fabbriche assassine. Oggetti d’oro fuori e piombo dentro. Trasmutazione alchemica. O morte. Producono bimbi in serie. Per il regalo di natale. Chiese nei cieli. Uomini appesi a due pali. Favole per adulti innocenti. Astronavi nelle pietre. Prima d’entrarci. Nel tempio dove l’Anima muore. Ci penserà quell’uomo sull’altare. Ci raccomanderà l’Anima al creatore. Bastano due parole in fila. Ecco fatto. Si muore tranquilli. Logge ovunque. Ma sempre dietro. Con le immagini sulle pietre. Sulle macchine. Nei sotterranei. Come in cielo. È festa. Nelle canoniche. Abbuffarsi per scoppiare. Dietro mucche trainate vive da trattori. Stampate su etichette. Corrono felici. Chiuse nella plastica. Sotto i neon degli scaffali. Giocano i cavalli sul fango. Sino al loro sgozzamento. Finiranno come le mucche. Su tavole imbandite. O tra un autobus e l’altro. Prima di tornare a casa. Dormire come le macchine. In una sala di un tribunale. Senza aria. Decidere la morte o la vita. Come in passato fecero altri. Nessun perdono. Ora tocca a me. Dopo anni di letture. Codici svelati. Cinquanta omicidi premeditati. I seicentosessantasei nessuno li vede. Gridano gli innocenti dietro le sbarre. Chi conta le carte è fuori. Ma sarà dentro. La ruota gira. A volte esce dal mozzo della macchina. Si va fuori strada. Lamiere accartocciate. Andavamo a un compleanno. A duecento all’ora. Sui nastri. Come un vecchio giradischi. Entra nella testa. Ora basta un clic. Pubblicità di notte. Nelle menti incoscienti. L’ultima merenda e poi si va. Col grano sbiancato con la calce. Come il dolcetto dell’altra sera. È il mio compleanno. Dopo dieci anni sono ancora là quei dolci. Li lasceremo per l’anno prossimo. Nostro anniversario. Nessuna muffa li riconosce come cibo. L’uomo ha un diverso palato. Si sa. Su un marciapiede disteso. Cos’è successo. Una siringa nelle vene. Lo hanno voluto loro. Quelli che contano le carte. Sempre loro. Col consenso di tutti. Sì. È proprio vero. Oggi è festa in un nuovo mondo. Vecchio ordine. Col consenso di tutti. Benvenuti. La grande festa è iniziata. Col consenso di tutti. Di chi lavora quattordici ore al giorno. O sotto la terra. O davanti alle macchine. Col loro consenso. Sì… col consenso di tutti.