Prefazione dell’autore

 

 

 

Era arrivato finalmente il momento in cui cominciare a scrivere La danza dei rubini colorati. Non avrei potuto mai immaginare ciò che è accaduto nel mentre la penna scorreva sul foglio bianco. Tutto è successo così velocemente che, ora, posso solo dire di aver illuminato altre parti di me che non conoscevo. Il mio rapporto con Matteo Tafuri è totalmente chiaro. È lui il personaggio principale che porterà nei regni profondi dell’animo umano chiunque abbia voglia d’immergersi nel mio scritto. Un Matteo che parlerà di astrologia, di scienze occulte, di alchimia, di numerologia, di magia attraverso delle vicende che si stempereranno in tutte le direzioni dello spazio, del tempo e dell’energia.

 

Matteo Tafuri di Soleto, astrologo e alchimista, vissuto nel millecinquecento, conosciuto in tutta Europa da principi e imperatori, accusato di eresia dal Tribunale dell’Inquisizione e poi assolto grazie all’intervento dello stesso Pontefice, rinasce ora grazie alla mia esperienza di vita che mi ha portato, proprio come lui, ad addentrarmi nelle conoscenze esoteriche e a capire i più profondi misteri della vita e della morte. Questa volta, però, ho messo le conoscenze più profonde di tutti i secoli al servizio dell’interiorità. Matteo doveva svolgere proprio questo ruolo nel mio romanzo. La mia Anima ha scritto entrando in risonanza con quella di Matteo. Da quest’unione, per ovvie ragioni di evoluzione coscienziale, ho compreso che il mio romanzo avrebbe dovuto avere queste connotazioni energetiche.

 

Ora che ho terminato di scriverlo sento di aver mantenuto una promessa. Tutto si è magicamente realizzato. Ho aggiunto un altro pezzo importante alla mia vita.

 

Il lettore si addentrerà in un mondo fantastico dove la realtà naturale si fonderà con quella nascosta, interna, segreta. Devo scusarmi già da ora con il lettore se, nel descrivere il dentro, ho usato un linguaggio piuttosto ermetico. Tuttavia questo linguaggio viene usato quotidianamente nelle nostre interazioni sociali permettendoci di entrare in comunicazione con le persone che condividono le nostre stesse esperienze. Il linguaggio viene considerato ermetico quando non c’è più un’esperienza comune. Non si tratta di usare un linguaggio segreto ma solo di descrivere esperienze segrete con i limitati mezzi della parola. Chi avrà vissuto quelle esperienze si ritroverà nelle vicende e nei miei personaggi romanzeschi abbattendo in un attimo le finte mura duali del linguaggio usato.

 

Come disse Francesco Cavoti, copista degli Inni Orfici di Matteo Tafuri, nella dedica che gli fece in qualità di allievo: “Non è lecito pronunciare i misteri occulti. Per questo Tafuri li lasciò senza spiegarli. Espose ciò che è conveniente a tutti, per il resto mi lasciò all’oscuro con la pena di Tantalo”. Questo lo ha fatto, aggiungo io, non per non far trapelare conoscenze occulte importanti ma perché l’allegoria e il pensiero simbolico è l’unica strada per poter parlare dell’universo frattale ossia di quel mondo interno e, contemporaneamente, esterno che la Coscienza ha creato per poter acquisire consapevolezza. E proprio la Coscienza, in quanto Realtà Reale oltre l’illusione olografica, non è definibile in alcun modo se non per via allegorica. Ne consegue che, come affermava la Dion Fortune, non c’è altra maniera di parlare se non in questo modo simbolico archetipico fatto di immagini e risonanze reciproche. Questo è il vero linguaggio universale dove tutti potranno comprendere tutto ciò che desiderano senza più nascondimenti di ogni genere.

 

Una volta, mentre ero intento a scrivere questo libro, la mia compagna di vita mi invitò, scherzando, a scrivere un libro che fosse rivolto anche ai comuni mortali. Beh! Devo proprio deluderla e dirle che non ci sono riuscito poiché La danza dei rubini colorati è stato scritto non per tutti i comuni mortali ma soltanto per i comuni mortali che hanno volontà di diventare immortali. Mi spiace per gli altri. Dovranno solo accontentarsi di riuscire a imparare qualche mossa del gioco dei rubini.

 

Matteo è pronto ad insegnarlo a chiunque leggerà quello che si è rivelato a me dalle profondità dell’universo nella consapevolezza di questo momento.

 

Matteo Tafuri non è più quello di cinquecento anni fa. Questo romanzo è il frutto della mia interazione con lui oltre il velo della materia. Ho scrutato i miei abissi e, nel fare questo, ho trovato Matteo che mi sorrideva nel mentre vedeva finalmente la sua storia portata a termine. Con me si chiude un ciclo della sua esperienza. Matteo aveva solo bisogno di dire ciò che è scritto in questo romanzo. Il resto appartiene a qualcosa che ancora non è stato creato.

 

 

 

Tommaso Margari